17/11/2003

Nassiriya 2

Stamattina, venendo a lavoro, sono passato davanti all'Istituto di Medicina legale, dal quale sarebbero usciti i feretri dei 18 militari italiani uccisi in Iraq. Ad attenderli c'era una piccola folla. C'erano i riflettori delle TV gia' accesi, le telecamere già puntate verso la porta scorrevole dell'uscita carraia, ancora chiusa. C'erano molti carabinieri. Vigili urbani con le radio trasmittenti. Nessuno aveva voglia di parlare. L'asfalto era lucido e c'era un irreale silenzio, dovuto alla deviazione del traffico da via De Lollis.
Funerali di stato. Ovvio. Decisione inevitabile. L'onore dello stato ai suoi figli caduti. Ma la coreografia, non e' una novita', sembra improvvisata, non sincera, opportunista. Non c'e' in gioco la pieta' umana. Garantita dai sentimenti di ciascuno di noi nel proprio cuore e nella propria coscienza. E' la coreografia pubblica che, come sempre in questi casi, sa di patacca. A prescindere dagli eventuali buoni sentimenti che la supportano. Funerali di stato in forma assoluta. Gigantesca, enfatica, "trionfale". Unici. Ecco. E' questa sensazione di "unicita'", di "irrepetibilita'" (dovuta alla grandiosita') che stona, non convince. Che affonda la sua causa nell'equivoco delle motivazioni della nostra missione in Iraq. La grandiosita' in qualche modo presuppone che di funerali cosi' non ve ne debbano essere altri. Come quando muore un re. Un Papa. Evento unico, non si dice cosi'? E ai prossimi morti? E alla prossima strage? Si replichera'? O lo stupore e poi l'assuefazione della guerra quotidiana si fara' largo e prendera' il posto del lutto collettivo? Perche' altri morti ce ne saranno. Si va in guerra mettendo in conto preventivo morti e feriti. Invece noi andiamo in guerra con le caramelle e le barrette di cioccolata. Pensando di farla franca. E se 18, o 19 "di noi" vengono uccisi e' un atto di terrorismo vigliacco, forse addirittura casuale, comunque unico e irripetibile. Una strage da onorare con il massimo della forma. Noi non moriamo tutti i giorni come gli americani. Due morti ieri. Sedici oggi, e via andare. Ma non siamo in guerra. La guerra e' finita. di blogsenzaqualità | 17/11/2003
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