28/12/2004

immagini

Colpisce, della catastrofe, la mancanza di documentazione iconografica. A parte qualche breve video amatoriale piuttosto confuso, e poco significativo, quello che resta è la devastazione, il dopo. Il mare tornato quieto, il sole caldo della magnifica estate tropicale. Come può un'arma così devastante starsene lì indifferente, immutabile, estraneo come un assassino incapace di intendere e di volere? Eppure è così. Le onde tranquille sciacquettano la sabbia ingombra di carcasse di strani pesci da National geographic, di automobili, vagoni di treni, ombrelloni, barche, esseri umani.

Nella nostra epoca ipervisiva alla fine manca il fatto. Pudicamente affidato all'immaginazione, alla ricostruzione orale. In questi casi ci si rifà alla tragedia greca. Non è cambiato niente. Non a caso le immagini dell'uomo che si spara, del poliziotto che accoppa il delinquente vengono circoscritte a trasmissioni da voyeur e a siti internet di dubbia moralità.

(alla televisione. Al cinema no. Il cinema ha ucciso invece l'immaginazione, e si è autosospeso dalla morale. Al cinema siamo tutti guerrieri, tutti uomini emancipati che devono fare i conti con la dura realtà della vita. Che è sangue e crudeltà.
Il cinema ricrea quello che l'esperienza vicaria della televisione nega: la morte in diretta. Il cinema è un bambino)

di blogsenzaqualità | 28/12/2004
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