Da qualche giorno, grazie alle sollecitazioni di Massimo Azioneparallela , e dei suoi interlocutori (sul suo blog troverete gli opportuni riferimenti) ho cominciato a ragionare sul referendum sulla Legge 40 (PDF circa 30K), quella cioè che regolamenta la riproduzione assistita, con i suoi annessi relativi all'uso delle cellule staminali provenienti da embrioni sovrannumerari.
Sono molto grato a lui e a chi ha alimentato il dibattito (da Severino in giù, o in su), perché non ero ancora riuscito a farmi non dico un'opinione, ma proprio un'idea seppur vaga sulla faccenda.
Ora ho le idee un po' più chiare. Non molto, ma un po' di più sì.
Ne ho una, liminare alle altre, che si è radicata in questi ultimi giorni. Ed è questa: trovo sia singolare che la discussione abbia preso, sulla stampa e in internet, una piega filosofica.
La discussione si è andata posizionando quasi da sola da un piano prettamente scientifico a quello religioso fino a trovare naturale il suo sbocco (naturale?) in quello ontologico.
Io ci vedo, in questo, da una parte un esercizio di stile; dall'altro la risposta razionale ad un senso di colpa (magari sono la stessa cosa).
Discettare sulla potenza e l'atto mi pare davvero un massimizzare e quindi depauperare l'oggetto della discussione che è assolutamente chimico-fisico, per me (cattolico).
Per me (cattolico) è sufficiente sapere la composizione genetica dell'embrione per stabilire cosa è o non è. E dunque quale valore assegnargli nella mia scala di valori.
Mi tengo basso: è un essere concepito di natura umana. Concepito, non nel senso di pensato, perché è già realizzato per essere poi uomo. Questo è quello che ho capito. Quello che non capisco è perché questa dovrebbe essere una posizione cattolica. Io credo nella scienza. Non nelle statistiche. Che vuol dire che esiste un numero x di possibilità che l'embrione non diventi uomo? Non mi pare un argomento forte. Ce ne sono molte di più che lo diventi. Punto. Che razza di dialettica è questa?
Che l'embrione debba avere pari diritti è uno dei punti controversi. Io non so se debba avere diritti. Io non so se un embrione soprannumerario debba avere diritti. E infatti la legge punta a ridurli, gli embrioni. Non a non utilizzarli. Quindi l'argomento non è posto in modo corretto.
E' giusto o sbagliato ridurli?
La riduzione del numero degli embrioni va di certo a scapito delle possibilità di successo della fecondazione. Di fatto rendendo la già difficilissima (e onerosissima dal punto di vista psicologico, per la donna) operazione quasi impossibile. Dunque una legge oscurantista, che limita, quasi annulla, dicendo di volerle regolamentare, le speranze di una coppia di procreare in modo assistito.
Qui il problema è davvero difficile e le risposte molto personali.
Ma la legge non può essere né personale, né confessionale. Quale parametro deve essere individuato come migliore perché la legge rispetti tutte le convinzioni?
Alla prossima puntata. Intanto qualche link utile (sono soprannumerari quelli contro, come si può notare...)
http://www.fecondazioneartificiale.info/ (sito pro)
http://www.cercounbimbo.net/ (sito contro)
http://www.ilriformista.it/documenti/testofree.aspx?id_doc=26758 (sito contro)
http://www.lucacoscioni.it/ (sito contro, in particolare qui - PDF 455 KB -le ragione deireferendari)