Su Nazione Indiana.
Tra le molte cose del tutto condivisibili ne colgo una che non condivido per niente.
" Questi due episodi (insieme a tanti altri che si potrebbero citare) mi portano ad avere stima per la maggior parte dei miei colleghi (anche quando i loro romanzi non mi piacciono, riconosco il lavoro che c’è dietro) e biasimo verso il parassitismo di moltissima critica. "
Il corsivo è mio.
Beh. Non sono proprio d'accordo. Questo criterio differenziale per cui il libro dell'amico è sempre un bel libro perché riconosco il lavoro che c'è dietro. Perché è una così brava persona. Tanto intelligente.
Io, che sono un semplice lettore, non conosco nessuno e non ho debiti di riconoscenza, e sono quindi meravigliosamente libero, mi permetto di fregarmene del lavoro che c'è dietro, e di vedere se è letteratura oppure no.
Se è confrontabile con ciò che per me è letteratura oppure no.
[i libri italiani, mi dispiace consentire con critici sui quali in linea generale esprimerei gli stessi giudizi di Lagioia, i libri italiani.... non fatemi parlare]