10/08/2004

Una rapina (racconto)

La commessa stava spiegando all'ultimo cliente qualcosa riguardo la sua Conversione, quando il ragazzo entrò nella libreria. Non usò mai la parola conversione, e neppure espressioni come vedere la luce, scoprire la Grazia. Citava il libro che aveva avuto un ruolo decisivo, e ne suggeriva la lettura. Era una bella ragazza sobria, alta, magra, sicura di sé.
L'uomo non voleva deluderla, ma aveva le sue idee in proposito, abbastanza lontane dalle sue e, per quanto avesse senso in quel momento, non voleva rinunciare a difenderle. Con garbo.
Vito, il ragazzo, stava cominciando a spazientirsi, e gli veniva da ridere. Sfogliava libri a caso, tanto non sapeva leggere.
L'uomo uscì. Vito si avvicinò alla commessa guardandosi alle spalle e verso l'uscita.
Tirò fuori la pistola e spinse la ragazza verso la cassa.
- Che vuoi fare? Urlò la ragazza, molto più forte di quanto Vito si immaginasse.
- Avanti, tira fuori i soldi.
La commessa tremava e non si decideva.
- Che ho fatto di male?
- Dammi i soldi e statti zitta. Vediamo se Dio ti aiuta anche stavolta.
- Certo che mi aiuta pure stavolta.
- E se ti ammazzo?
La ragazza lo fissò negli occhi e trovò parole e modo per dirle, neppure lei sapeva come.
- Anche se mi ammazzi. Vuol dire che il Signore mi vuole prendere con sé.
- E se non t'ammazzo?
- Se non mi ammazzi è a te che aiuta, non a me.
- Ah, è a me che aiuta? Io manco ci credo.
- Ma Lui sì.
- A chi, a me? Avanti, dammi sti quattro piccioli.
Si scambiarono un ultimo sguardo diritto negli occhi. Aprì la cassa.
Lui fece un'aria da duro e le puntò la pistola sotto la gola.
- Vabbè, per stavolta non t'ammazzo.
E gli venne di nuovo da ridere.
Quando fu uscito la commessa si fece il segno della croce e piangendo diceva: - Dio mio, grazie... Grazie.. Dio mio grazie.... di blogsenzaqualità | 10/08/2004
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