07/07/2004

San Pietroburgo #3

Per andare al convegno, che si tiene al nuovo edificio della Biblioteca Nazionale, prendiamo la linea 2 della metropolitana.
Le stazioni della metropolitana sono molto belle e molto efficienti (i vagoni viaggiano in perfetto orario durante tutto il giorno: ogni 3 minuti negli orari di punta, altrimenti ogni 4); le scale mobili sono lunghissime, ripide e velocissime: per prenderele bisogna concentrarsi come quando si affronta l'onda sulla tavola del surf (cosa che naturalmente non mi sono mai sognato di fare in vita mia). Sono così lunghe che starci sopra non è solo spostarsi da su a giù, e viceversa, ma è già un pezzo del viaggio. La gente si siede, si gira verso chi sta alle spalle, parla, si bacia, si fa le unghie, legge, beve, dorme.
In tuttte le stazioni ci sono tre scale: una sale, una scende, la terza è di emergenza: viene attivata solo quando serve: o in salita, o in discesa, a seconda di quale sia il flusso maggiore di viaggiatori.
A stabilirlo, sul fondo, chiusa in un gabbiotto, la controllora delle scale mobili.
La controllora delle scale mobili svolge il suo lavoro di elevata responsabilità con uno strabiliante senso di svuotamento (kènosis, chioserebbe Massimo Cacciari) e di paradigmatica alienazione: in sostanza ha qualcosa da fare solo la mattina e la sera, quando il traffico di viaggiatori raggiunge punte di caos assoluto. Allora alza la cornetta e avverte qualcuno che metterà in funzione la scala mobile. Per il resto della giornata (che, immagino e spero, sia di otto ore lavorative) non ha più assolutamente nulla da fare. Credo che sia vietato anche leggere una rivista. In genere fissa il vuoto, o si addormenta, svegliandosi di soprassalto temendo l'arrivo del compagno controllore delle controllore delle scale mobili.

Gli ingressi delle stazioni, a S. Pietroburgo come a Mosca, sono mimetizzati dentro i palazzi. Non ci si arriva quasi mai da scalette poste agli angoli delle piazze, o lungo il marciapiede.
Le stazioni hanno in genere porte sbilenche, lamiere fradicie transenne che orientano le persne in modo poco comprensibile. Funzionano con gettoni che si possono comprare esclusivamente alla Kacca (si legge cassa), dall'apertura alla chiusura (verso mezzanotte e mezza). Il gettone costa 8 rubli, circa ventidue centesimi di euro.

Quello che mi sorprende è la fragilità e la consunzione, la fatiscenza di un mondo che assicura di essere stato, e in parte di essere ancora, efficiente, funzionale, all'avanguardia tecnologica. Tutto sembra essere ancora in grado di funzionare perfettamente, ma non si capisce come. Il disfacimento è sotto gli occhi di tutti, ma è come se avesse preso le mosse da un punto talmente avanzato dell'evoluzione tecnologica, da non potersi tradurre (ancora) in una disfatta.
S.Pietroburgo mi ha ricordato più di ogni altro posto la Los Angeles di Blade Runner. Non è solo un posto "povero", è un posto che è stato ricco. In un modo diverso da come lo intendiamo noi. La gente non è ha mai beneficiato di questa ricchezza. Le cose sì.

di blogsenzaqualità | 07/07/2004
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