05/05/2004

finiti di leggere

Ho finito di leggere, quasi contemporaneamente, Le correzioni di J.Franzen, e Antracite di V.Evangelisti, che avevo iniziato lo stesso giorno, come esperimento di lettura sincrona (leggermente in differita, in realtà, come il Concerto del Primo Maggio, Antracite la mattina, a casa, appena sveglio, al posto del Venerdì..., Franzen sulla metro, e sul tram, insomma nei luoghi dove normalmente leggo.

Dico subito che non avrei dovuto leggere Antracite, perché già sapevo che non mi sarebbe piaciuto, ma alla fine l'esercizio non è stato inutile.

Come leggere Tex. A me piace il western. Mi piace molto. Amo una certa cultura americana, ho amato - rappresentante di un'esigua minoranza, lo riconosco - I cancelli del cielo di M.Cimino, che qua e là lo ricorda... Tutto questo, tuttavia, non fa di me il lettore ideale di Antracite. E lo sapevo.

Mi sono ripromesso di non parlare dei libri che non mi sono piaciuti, e non voglio derogare alla regola senza averla ancora mai applicata. Faccio (mi faccio) solo una domanda: è letteratura italiana Antracite? E' scritto in italiano, certo. E' un libro in lingua italiana. Come Le correzioni che ho letto io, peraltro. Che vi devo dire? Troppi nomi, troppi fatti, troppi morti, troppi nganga. Che vi devo dire? A me lo nganga mi fa ammazzare dalle risate.

L'altro libro americano, Le correzioni, già sapevo che mi sarebbe piaciuto. Infatti mi è piaciuto. Avrei tagliato un centinaio di pagine (sono quasi 600), ma va bene. Perché mi è piaciuto? Bella domanda. Ognuno ha le sue perversioni.
E' letteratura media (diciamolo subito, a scanso di equivoci). Letteratura media di alta qualità. Ma è materia viva, è dolore, è squallore, è famiglia, è tragedia e farsa. E', certo, qualcosa di facilmente collocabile (in un punto qualsiasi, non per forza l'ultimo, in ordine di data, da Revolutionary road in poi). E' tutto questo perché è ben scritto. Perché c'è tecnica e ispirazione (il primo episodio: uffa! il solito sceneggiatore fallito e solita ricca nevrotica, odiosa super-donna che lavora nel cinema - Eden Procuro! - Ma c'è una pioggia torrenziale... c'è un primo pomeriggio in un supermercato, c'è un'incontro con una strana sorella di cui - ancora - non sappiamo nulla... c'è un contesto...) Perché sa pesare i fatti (pochi) con le vicende sub-stanziali (tanto per non dire "interiori") dei personaggi. Ai quali, si pensi quello che si vuole, alla fine ti viene meccanicamente voglia di scrivere una e-mail, per quanto sono vividi. Questo basta?

Non ce l'ho sottomano. E' costituito, mi pare, di 6 capitoli, ciascuno di un centinaio di pagine, ciascuno riguardante uno dei personaggi, la sua storia, da dove viene, cosa pensa, dove presumibilmente andra'. Il tutto facendo perno quasi sempre su un singolo episodio che si svolge in un ristretto arco di tempo (due o tre giorni), attrono al quale viene a ramificarsi una costellazione di flash-back, divagazioni, aperture su mondi collaterali, che danno la sensazione di una totalità, di un mondo completo. E' una tecnica. Non è originale. E' il genere "letteratura americana degli anni novanta" (infatti, l'ho detto, si tratta di letteratura media, letteratura riconoscibile, conciliante e riconciliata con il mondo, non trasgressiva). MA.

Funziona.
Talvolta i fatti sono raccontati così bene che non pensi che si potrebbero raccontare in nessun altro modo. Le prime 10 pagine sono folgoranti. Comincia male (le prime 10 righe). Ti domandi: ma che è? Letteratura artificiale, frasi a effetto. Poi capisci. Stai entrando in casa dei Lambert. Ci stai strisciando dentro. Sei un pulviscolo intercettato dalla luce del sole e ti stai depositando come un virus sgradevole nella loro amarissima consunta esistenza. Presente l'inizio di Velluto blu di David Lynch? Dettagli, primissimi piani deformanti. Mai una visione d'assieme. Piano piano l'obiettivo si allarga, e nomina lo spazio, mostra le facce, i vestiti. Eccetera.

Tutta questa capacità tecnica si porta appresso, almeno per me, una curiosa sensazione: che sia frutto di una specie di miracolo. Che non si potrà ripetere più, che può funzionare solo una volta, con questi personaggi, con questa storia (c'entra il peritesto: ho letto interviste, e sfogliato libri in libreria, mi sono fatto un'idea).

Non credo che leggerò altri libri di Franzen.

di blogsenzaqualità | 05/05/2004
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